

VITERBO - La UST CISL di Viterbo lancia un segnale forte: la sicurezza sul lavoro nella provincia sta peggiorando, e i numeri diffusi dall’INAIL nel primo semestre del 2026 raccontano una realtà che non può essere ignorata. Gli infortuni nel Lazio sono aumentati di circa 2.000 casi rispetto allo stesso periodo del 2025 (da 25.607 a 27.576). Nel Viterbese, gli eventi registrati sono saliti da 1.112 a 1.268.
Un incremento che preoccupa, ma ciò che allarma maggiormente sono i quattro casi mortali segnalati nel territorio provinciale, sui quali sono ancora in corso accertamenti.
«Non possiamo permettere che la frequenza di questi episodi ci renda meno capaci di indignarci e di reagire», afferma Elisa Durantini, segretaria generale della UST CISL di Viterbo. «Dietro ogni infortunio c’è una persona, e quando un lavoratore perde la vita le conseguenze colpiscono un’intera famiglia e la comunità. La sicurezza deve diventare una priorità concreta nelle scelte delle istituzioni e nell’organizzazione delle imprese».
Durantini insiste sulla necessità di controlli tempestivi, formazione efficace e un coordinamento stabile tra tutti i soggetti coinvolti. «Serve un protocollo territoriale con impegni precisi e risultati verificabili. Chi esce di casa per andare al lavoro deve poter tornare dalla propria famiglia in salute e in sicurezza».
Il quadro si aggrava anche sul fronte delle malattie professionali: da gennaio a luglio 2026, nella provincia di Viterbo le denunce sono salite da 300 a 355. Un aumento che può indicare una maggiore consapevolezza dei lavoratori, ma che impone una riflessione sulle condizioni di lavoro e sull’esposizione ai rischi, soprattutto in un contesto in cui la vita lavorativa si allunga e richiede una prevenzione attenta all’età e allo stato di salute delle persone.
Per la CISL, la priorità è chiara: potenziare le ispezioni nei luoghi di lavoro. La carenza di ispettori non può diventare un ostacolo permanente alla tutela della sicurezza. Le segnalazioni di rischio, soprattutto nei campi e nei cantieri, devono ricevere risposte rapide e concrete.
Accanto ai controlli, è indispensabile investire nella formazione dei lavoratori e dei preposti, affinché la sicurezza sia parte integrante dell’organizzazione quotidiana del lavoro.
La CISL propone inoltre la creazione di una banca dati condivisa tra ASL, INAIL, Vigili del Fuoco e altri enti, con criteri omogenei di raccolta delle informazioni. Una conoscenza più precisa dei rischi permetterebbe di orientare meglio le azioni di prevenzione.
Accertare le responsabilità è fondamentale, ma per la CISL è altrettanto essenziale agire prima che un infortunio avvenga. Per questo l’organizzazione ritiene urgente l’adozione di un protocollo territoriale condiviso tra istituzioni provinciali, rappresentanze datoriali, enti di controllo e organizzazioni sindacali.
Il protocollo dovrà tradursi in:
azioni concrete di controllo,
formazione e informazione,
obiettivi chiari,
monitoraggi periodici,
strategie coordinate.
La tutela della salute e della sicurezza richiede il contributo di tutti, nel rispetto delle responsabilità di ciascuno e con il coinvolgimento attivo delle lavoratrici e dei lavoratori.
«Il nostro territorio ha bisogno di un impegno stabile», conclude Durantini. «Dobbiamo trasformare la preoccupazione per questi dati in una prevenzione più efficace. La sicurezza non è un costo: è un dovere verso le persone».